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giovedì 20 novembre 2014

Eternit, ingiustizia è fatta



Eppure il picco di morti dovute all’amianto purtroppo non è arrivato, non ancora, ma questo non è bastato alla suprema corte di cassazione per decretare il fatto che per questa storia solo a Casale Monferrato muoiono fra le 50 e le 60 persone ogni anno perché il mesotelioma e le malattie asbesto correlate non vogliono saperne di andare in prescrizione.

 Con la sentenza di ieri non solo si è messo una pietra sopra ai morti di Casale Monferrato e delle altre città che hanno avuto la sventura di ospitare fabbriche dove si lavorava l’amianto ma si è già provveduto a seppellire i morti futuri. E se la sentenza precedente, che vedeva la condanna di uno dei due titolari della fabbrica Eternit di Casale Monferrato, aveva aperto porte inaspettate verso una giustizia vera ed era già diventata un esempio per la giustizia per le morti sul lavoro nel mondo, con la decisione della Cassazione un colpo di spugna cancella la già fragile fiducia che in Italia si ha della giustizia.

Triste, doloroso vedere i parenti piangere davanti al Palazzaccio di Roma. Triste e doloroso perché i loro padri, madri, fratelli, sorelle, nipoti, mariti, mogli sono stati uccisi un’altra volta a base di cavilli legali. Una mancanza di pietà mascherata da presunta giustizia da azzeccagarbugli. Un’offesa ai morti e ai vivi.

Il mesotelioma pleurico è democratico, non fa distinzione di genere e di censo, di chi o ha lavorato o di chi nemmeno sapesse cosa fosse. La malapolvere si insinua, si infiltra e colpisce senza pietà. Un assassino silenzioso di cui Stephan Schmidheiny e Louis De Cartier De Marchienne (morto tranquillamente in tarda età nel suo letto) non sapevano nulla al punto che quando si è capita la pericolosità dell’amianto hanno chiuso le fabbriche. Ma all’improvviso sono sorte fabbriche di Eternit in paesi in via di sviluppo dove la sicurezza sul lavoro è un’utopia. Basterebbe riguardarsi il bellissimo documentario Polvere di Nicolò Bruna.

Ed oggi, a Casale Monferrato, alle 10.30 in Piazza Mazzini una comunità che non si rassegna a morire in silenzio, si ritrova per manifestare rabbia, tristezza e onorare i propri morti, cosa che ieri non è riuscita a fare la Giustizia.

Luca Cavallero Marco Fiorletta

1 commento:

Berica ha detto...

... cancella la già fragile fiducia che in Italia si ha della giustizia.
e con l'aria che tira, non ci voleva.